Viaggiare, nella cultura dell'uomo, equivale a conoscere.

Il Viaggio ci coinvolge, implica un transfert psico-fisico che induce a lasciare qualcosa, per qualche altra cosa.

Sin dal primo medioevo, nella cultura occidentale, il viaggio, da commerciale o militare si evolve in viaggio religioso, che potremmo intendere come percorso formativo, di espiazione, di purificazione, di introitazione di nuovi significanti, di ricerca, di interscambio, di apprendimento di valori e quale veicolo mediale di informazione: il pellegrinaggio era tutto questo, poche cose da portarsi dietro, perché il bagaglio morale ed etico era significativamente pregno, colma era l'anima e lo spirito, di conoscenza e ricerca della verità.

Il pellegrino-viaggiatore faceva affidamento nel prossimo, sulle nuove culture che gli venivano incontro e il suo passaggio era garantito da un simbolo ovunque riconosciuto, la conchiglia. Una sorta di lasciapassare che lo tutelava e tutelava, soprattutto, la figura mediale che andava rappresentando in quei tempi scarsi di comunicazione.

Imparare ad affidarsi agli altri è segno di civiltà e intelligenza spirituale che sono valori dell'uomo giusto.

Aprire il proprio animo alle novità, proporsi scevri da condizionamenti limitativi ai nuovi gusti, alle nuove abitudini, è senza dubbio alimento di crescita dell'io corporeo e spirituale.
Avvicinarsi alle cose non conosciute e proporsi per approfondirne l'essenza , arricchisce, nobilita, ci permette di disporre di molti occhi con cui guardare anche al nostro quotidiano e garantire così lo sviluppo della nostra stessa cultura.

Sogno Numero 2
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